Visitare Noto durante l’Infiorata

Noto è una cittadina a circa 30 chilometri da Siracusa. Il suo centro storico, interamente in stile barocco, è stato dichiarato Patrimonio dll’Umanità dall’UNESCO nel 2002, insieme ad altri comuni tardo-barocchi del Val di Noto. Ogni anno, nel terzo fine settimana di maggio si svolge l’Infiorata. Quest’evento attira a Noto migliaia di persone e riempe la cittadina di colore, di profumo e di arte.

Di seguito descrivo l’Infiorata. Qualora non siate interessati a questo evento e cercate informazioni sulla città, potete saltare al paragrafo Cosa vedere a Noto.

La tradizione dell’Infiorata di Noto

Noto è una località orientata al turismo già da diversi anni. Come in tutte le località turistiche, ci sono momenti di alta e bassa stagione, con conseguente aumento o calo di presenze. Insieme al periodo estivo, l’Infiorata è uno dei momenti in cui la cittadina dà il meglio di sé e attira un gran numero di persone da ogni dove.

La tradizione dell’Infiorata è nata nel Lazio, a Roma in particolare. Tuttavia, con il passare del tempo si è spostata nella zona dei Castelli Romani, trovando a Genzano la località della sua massima espressione. Solitamente le infiorate sono realizzate in occasione della festa del Corpus Domini. Consistono nella creazione di tappeti floreali con disegni che sono delle vere e proprie opere d’arte.

A Noto la tradizione dell’Infiorata è arrivata nel 1980, quando dei maestri infioratori netini e genzanesi si sono incontrati nella cittadina siciliana, dando vita a una delle manifestazioni più belle in Sicilia. A differenza della tradizione laziale, l’Infiorata di Noto è stata spogliata da ogni accostamento religioso. È infatti un evento del tutto pagano, con cui Noto dà il suo saluto alla primavera.

Gli eventi legati all’Infiorata cominciano già a inizio maggio, ma è nel terzo fine settimana del mese che l’evento vero e proprio entra nel vivo. Il venerdì sera inizia la realizzazione dei bozzetti che costituiranno il tappeto di fiori di via Nicolaci, continuando per tutta la notte fino a lavoro ultimato. Il tema dell’edizione 2018 è stato la Cina.

Alcuni dati tecnici sull’Infiorata di Noto

Via Nicolaci è la strada scelta per la realizzazione del tappeto floreale. La scelta non è stata del tutto casuale, perché questa strada è in pendenza e ciò mette in risalto il lavoro degli artisti. A fare da cornice sono i balconi di Palazzo Nicolaci, dichiarati i più bei balconi barocchi del mondo.

La strada è lunga 122 metri e viene utilizzata interamente per la realizzazione del tappeto floreale. Esso ha una lunghezza di 122 metri e una larghezza di 6 metri, per un totale di circa 700 mq. Ogni bozzetto misura 6 metri per 4. Per riempire i 700 mq di tappeto floreale vengono impiegati circa 400.000 fiori, tra fiori di campo, garofani, margherite, gerbere e rose. Per realizzare i contorni e riempire alcuni spazi vengono utilizzati elementi vegetali reperibili nella macchia mediterranea del territorio, come ad esempio finocchietto, foglie di mirto, oltre a carrube macinate, foglie e steli di garofani, semi di carrube, caffè ecc. Ecco alcune foto dell’Infiorata di Noto edizione 2018 (cliccare sulle foto per ingrandirle).

L’Infiorata di Noto non si limita certamente solo al tappeto floreale di via Nicolaci. Sono tante le iniziative correlate che vengono allestite in diversi punti del centro storico di Noto. Tra le altre, si possono trovare percorsi enogastronomici alla scoperta delle eccellenze del territorio, workshop tematici, l’esposizione delle Vespe storiche, ecc. Il clou dell’Infiorata è senza dubbio la domenica pomeriggio, quando il Corteo Barocco in abiti d’epoca del ‘700 gira per le strade del centro storico di Noto, accompagnato da sbandieratori e musici.

Punti panoramici per osservare l’Infiorata dall’alto

Dopo aver osservato i bozzetti dell’Infiorata camminando lungo via Nicolaci, è possibile osservare il tappeto floreale anche dall’alto. Per fare ciò, si possono sfruttare i campanili e le terrazze delle vicine chiese di San Carlo al Corso (in Corso Vittorio Emanuele) e di Montevergini (in Via Cavour).

Un’altra location d’eccezione da cui osservare l’Infiorata dall’alto è quella dei famosissimi balconi di Palazzo Nicolaci. Oltre ad avere un’ottima visuale sui disegni del tappeto floreale, è anche un’occasione per ammirare da vicino i balconi barocchi più belli al mondo.

Cosa vedere a Noto

Che ci sia l’Infiorata o meno, Noto merita di essere visitata ed è una delle tappe imperdibili della Sicilia Sud Orientale.

Noto ha origini antichissime. I siculi la chiamarono Neas, i greci Neaton, i romani Netum e infine gli arabi le attribuirono il nome di Noto. In antichità, però, la città non sorgeva dove la vediamo oggi. A seguito del disastroso terremoto del 11 gennaio 1693 che sconvolse il Val di Noto radendo al suolo tutti centri abitati del territorio, tra cui Noto, la città fu ricostruita in un luogo più sicuro e ampio. Per la ricostruzione furono chiamati i migliori architetti, che riuscirono a creare delle città più belle delle aspettative. Fu scelto di ricostruire Noto utilizzando la pietra locale, un materiale chiaro e calcareo. Tuttavia, il corso del tempo ha reso questa pietra color miele tendente al rosa, conferendo agli edifici un maggiore effetto suggestivo.

Lo schema della città è stato pensato con strade principali che vanno da est a ovest, seguendo quindi il corso del sole. Entrando nel centro storico di Noto da est, s’incontra la Porta Reale.BuEssa fu costruita in occasione della visita del re Borbone Ferdinando II, sovrano del Regno delle Due Sicilie.

Entriamo nel centro storico di Noto

Oltrepassata la Porta Reale, si accede all’arteria principale del paese, Corso Vittorio Emanuele. Percorrendo questa strada piena di bar e locali dove potersi sedere ai tavoli circondati dal Barocco di Noto, s’incontrano tutte le principali attrattive della cittadina siracusana.

A pochi metri dalla Porta Reale si trova Piazza Immacolata. Oltre a diversi locali, qui sorge la chiesa di San Francesco d’Assisi all’Immacolata, un capolavoro barocco affiancato all’ex convento francescano, che si erge su una scalinata. Al centro della piazza si trova una fontana. Guardando al lato della chiesa di San Francesco d’Assisi all’Immacolata si vede il retro del Convento del Santissimo Salvatore con le sue caratteristiche gelosie.

Continuando a camminare lungo Corso Vittorio Emanuele, sul lato opposto si trovano la chiesa e l’ex Convento di clausura di Santa Chiara. L’interno della Chiesa di Santa Chiara è riccamente decorato con putti e stucchi ed è considerato uno dei massimi esempi di stile barocco in Sicilia. Ha una pianta di forma ovoidale, con 12 colonne ai lati, sulle quali si trovano le statue dei dodici Apostoli.

Dopo aver visto la chiesa, è possibile visitare anche l’annesso ex Convento delle Clarisse e salire sulla sua terrazza panoramica, da cui vedere una delle belle viste su Noto.

Piazza del Municipio: il cuore di Noto

Basilica del SS. Salvatore

Proseguendo di poco su Corso Vittorio Emanuele, s’incontra il cuore del centro storico di Noto. Sul lato opposto rispetto alla chiesa di Santa Chiara si trova la Basilica del Santissimo Salvatore, collegata al complesso dell’omonimo ex Convento Benedettino.

L’intero complesso è stato costruito nel Settecento. Mentre il convento è il secondo edificio in stile barocco più grande della Sicilia (dopo il Monastero dei Benedettini di Catania), la Basilica del SS. Salvatore mescola elementi barocchi delle decorazioni all’interno con lo stile neoclassico della facciata. L’interno della Basilica presenta stucchi di colore blu turchese e una volta affrescata con varie scene della vita di Cristo. La ricchezza delle decorazioni è dovuta al fatto che il convento ospitava le figlie di nobili netini e non solo, le quali prendevano i voti o erano cotrette a farlo per sfuggire alla miseria. Ai tempi solo i figli maschi ereditavano le ricchezze del padre.

Il Convento con il tempo è stato convertito in sede del Seminario della Diocesi di Noto. È possibile visitarne solo alcune zone e salire sulla torre campanaria, da dove ammirare la città. Inoltre, è stato scelto come location per alcune scene del film Storia di una Capinera di Zeffirelli.

La Cattedrale di Noto

Già uscendo sul sagrato della Basilica del SS. Salvatore, è possibile ammirare l’imponente Cattedrale di San Nicolò, l’edificio di culto più importante di Noto. Essa si erge su una scalinata settecentesca a tre rampe e la sua facciata, realizzata con pietra calcarea locale, presenta elementi neoclassici e due torri laterali. Sopra il portone centrale campeggia la scritta SPQN (Senatus PopulusQue Netinus).

La Cattedrale di San Nicolò è stata edificata tra il 1694 e il 1703. Nel tempo ha subito vari rimaneggiamenti fino alla costruzione della cupola nel XIX secolo. Nel 1996 subì un devastante crollo. Aveva subito dei danni strutturali a seguito del terremoto del 13 dicembre 1990 e, complice un difetto strutturale delle colonne della navata centrale, ciò portò al crollo della navata centrale stessa e di quella di destra, trascinando giù anche la cupola. Dopo un lungo e minuzioso lavoro di ricostruzione, la Cattedrale è stata consacrata da Papa Benedetto XVI nel 2012.

Al suo interno si possono vedere varie opere d’arte risalenti a Noto Antica, tra cui la teca cinquecentesca contenente le spoglie di San Corrado Confalonieri, patrono della città.

Palazzo Ducezio

Di fronte alla Cattedrale si trova Palazzo Ducezio, sede del municipio di Noto. È stato edificato tra il 1746 e il 1830 ed è una delle testimonianze di stile barocco utilizzato al di fuori di edifici religiosi e palazzi nobiliari. Il piano superiore è stato realizzato in un secondo momento, nella prima metà del XX secolo.

Il piano inferiore si presenta con un colonnato con capitelli ionici, mentre quello superiore con tredici finestroni. All’interno è possibile visitare la Sala degli Specchi al costo di 2 euro. La sala è arredata con mobili in stile Luigi XV e specchiere dorate del XIX secolo. Sul soffitto è affrescata la Fondazione di Neas da parte del re siculo Ducezio, a cui il palazzo è dedicato.

Palazzo Nicolaci

Riprendendo il cammino lungo Corso Vittorio Emanuele, s’incontra la Chiesa di San Carlo al Corso. Merita una sosta soprattutto per salire sulle due terrazze, da cui godere un bellissimo panorama su tutta la città.

Di fronte a questa chiesa si trova Via Nicolaci, dove si affacciano i famosissimi balconi di Palazzo Nicolaci. Questo palazzo è appartenuto alla famiglia Nicolaci, principi di Villadorata. Originariamente questa famiglia non era nobile. Possedeva vari feudi e si occupava della gestione delle tonnare lungo la costa. Si arrichì così tanto con questa attività che fu ingrado di acquistare diversi titoli baronali e il titolo di Principi di Villadorata. Erano gli anni della ricostruzione dopo il grande terremoto e per celebrare la sua grandezza e il titolo di Principi acquisito, la famiglia Nicolaci decise di far costruire questo palazzo imponente.

È un complesso molto grande. Oggi ospita la Biblioteca Comunale al pian terreno, un hotel di lusso in un’ala e vari appartamenti della famiglia Nicolaci, alcuni dei quali visitabili. Nella parte visitabile è possibile vedere varie sale: tra le altre, lo studio del Principe; la camera da letto rivolta verso nord, in modo che il sole non entrasse in stanza prima di mezzogiorno; la sala da tè, la sala gialla, utilizzata dalle donne per conversare; la sala che colpisce di più è senza dubbio il Salone delle Feste. Quest’ultimo colpisce per le sue pareti affrescate con tonalità di blu e rosso e il soffitto con al centro l’allegoria del Carro di Apollo che insegue l’Aurora.

Piazza XVI Maggio

Proseguendo su Corso Vittorio Emanuele si arriva in Piazza XVI Maggio. Al centro si trova Villa d’Ercole, con l’omonima fontana settecentesca. La piazza è dominata dalla chiesa di San Domenico, chiesa barocca con facciata di forma convessa rivolta verso la strada. Di fronte alla chiesa si trova il teatro comunale “Tina di Lorenzo”.

Ovviamente quelle elencate sono solo le attrattive principali di Noto. Camminando per il centro storico, è possibile imbattersi in tante altre chiese e palazzi nobiliari in stile barocco. L’ideale sarebbe vagare senza meta e scoprirli a poco a poco.

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