Itinerario tra i borghi dei Monti Dauni: una Puglia tutta da scoprire!

Sono di ritorno da un bellissimo viaggio in Puglia che mi ha portato sui Monti Dauni. Era da tempo che desideravo visitare questo angolo poco conosciuto di Puglia. Per fortuna, l’occasione si è presentata quando sono stato invitato al press tour “Orsara di Puglia: sentieri, profumi e sapori dei Monti Dauni“, organizzato dalla Cooperativa Frequenze e dal Comune di Orsara di Puglia. L’itinerario che descriverò in questo post toccherà alcuni borghi dei Monti Dauni: Orsara di Puglia, Bovino, Troia e Deliceto. Non solo parlerò del patrimonio storico-artistico che questi borghi di Puglia offrono, ma vi darò anche spunti per degli itinerari naturalistici ed eno-gastronomici da seguire sui Monti della Daunia.

Dove si trovano i Monti Dauni?

Quella dei Monti Dauni è una zona che in pochi conoscono. Difficilmente alla domanda “dove si trovano i Monti Dauni?”, qualcuno risponderà Puglia senza aver cercato su Google. È davvero un peccato, perché questo angolo poco conosciuto di Puglia è un territorio fantastico, tutto da scoprire.

I Monti della Daunia si trovano nella parte nord-occidentale della Puglia, al confine con il Molise, la Campania e la Basilicata. Devono il loro nome ai Dauni, l’antica popolazione che abitava l’area settentrionale della Puglia. Oggi il Subappennino Dauno, altro nome con cui sono definiti i Monti Dauni, costituisce la zona verde della Puglia. Il paesaggio è infatti caratterizzato da alture, con diverse aree boschive e antichi borghi adagiati dolcemente sui rilievi.

I borghi dei Monti Dauni: Orsara di Puglia

Questo itinerario sul Subappennino Dauno inizia da Orsara di Puglia. Il borgo sorge su un pendio ai piedi di Monte San Marco. Oltre a essere Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, Orsara di Puglia è anche città di Slow Food. Per questo motivo, è da prendere assolutamente in considerazione per un itinerario eno-gastronomico in Puglia.

Esistono diverse teorie sull’origine del nome di Orsara di Puglia. La prima teoria si basa su una leggenda, secondo la quale un’orsa viveva in quest’area con i suoi due cuccioli. La seconda riguarda il personaggio di Ursus che governava questa zona in epoca longobarda. La terza ipotesi, infine, fa riferimento alla Famiglia Orsini, che qui aveva dei possedimenti terrieri. Tuttavia, nell’immaginario comune, la teoria dell’orsa con i suoi cuccioli è quella che ha avuto la meglio. Non a caso, lo stemma araldico del Comune di Orsara di Puglia raffigura un’orsa con il suo cucciolo vicino a una quercia, albero molto presente nei boschi circostanti.

Cosa vedere a Orsara di Puglia

Sono arrivato a Orsara di Puglia quando il sole era ormai calato. Ho ancora davanti agli occhi il momento in cui l’ho vista per la prima volta illuminata come un presepe, arrivando in auto da Foggia. Ciò che mi ha colpito appena arrivato nel suo centro storico, è l’atmosfera medievaleggiante che ancora si respira. La si può toccare con mano sin da subito con l’imponente Abbazia dell’Angelo.

L’Abbazia dell’Angelo

Il complesso abbaziale di Orsara di Puglia è senza dubbio uno dei luoghi principali da visitare. Comprende la Grotta di San Michele, la Chiesa di San Pellegrino, l’Abbazia dell’Angelo (divenuta Palazzo Baronale nel Cinquecento) e la Chiesa dell’Annunziata.

Il nucleo più antico, risalente a prima del 1125, è la Grotta di San Michele. Data la vicinanza con la Via Francigena, la grotta è stata sin dal Medioevo uno dei principali luoghi di pellegrinaggio dei Monti Dauni. È in gran parte naturale, sebbene una zona sia stata scavata artificialmente. Presenta un altare marmoreo con la statua del Santo. Un tempo vi si accedeva mediante una scalinata scavata nella roccia, chiamata la Scala Santa. Si pensa che questa scala sia opera dei Cavalieri di Calatrava. Quest’ordine monastico-militare spagnolo, infatti, si stabilì a Orsara di Puglia 1294 e fece dell’abbazia la sua sede ufficiale in Italia. Oggi si accede alla grotta molto più agilmente dalla Chiesa di San Pellegrino.

La Chiesa del Pellegrino come la vediamo oggi, tuttavia, è un rifacmimento in stile neogotico del Novecento, perché l’edificio originale subì dei seri danni a seguito di un terremoto. L’altra chiesa del complesso abbaziale dell’Angelo è quella dell’Annunziata. Rappresenta un eccezionale esempio di chiesa in stile bizantino, totalmente realizzata in pietra viva e con poche decorazioni.

Resta infine il Palazzo Baronale. L’ordine del Cavalieri di Calatrava lasciò l’Abbazia nel 1294. Nel Cinquecento, la famiglia Guevara acquistò l’edificio e lo trasformò nella propria residenza baronale.

Altri luoghi da visitare a Orsara di Puglia

A pochi passi dal complesso abbaziale si trova Piazza Mazzini, dove è possibile ammirare la Fontana Nuova. Si trova sotto le due arcate di Palazzo della Principessa di Solofra ed è l’antico abbeveratoio del borgo, risalente al XVI secolo.

Addentrandovi nel centro storico di Orsara di Puglia, incontrerete le diverse chiese del borgo, tra cui la Chiesa di San Nicola da Bari e quella della Madonna della Neve, e potrete ammirare i resti dell’antica cinta muraria. Essa comprendeva una ventina di torri e quattro porte. Alcune delle torri sono state inglobate nelle abitazioni del borgo, mentre delle quattro porte oggi resta solamente la Porta dei Greci.

Una cosa da fare assolutamente è camminare senza meta tra i vicoletti del centro storico, perché regala degli scorci unici. Durante i giorni della mia visita a Orsara di Puglia, le strade e i vicoli del borgo erano ancora più belli perché impreziositi da tanti fiori. In quei giorni infatti aveva luogo la manifestazione Orsara in Fiore, arrivata quest’anno alla seconda edizione.

Quando visitare Orsara di Puglia

Orsara di Puglia sarà lieta di accogliervi tutto l’anno. Ma se volete trovarvi nel borgo quando si tengono delle manifestazioni, ecco qualche suggerimento. Il 29 settembre ad esempio si festeggia la festa di San Michele Arcangelo e in quest’occasione la statua del Santo viene traslata nella Grotta, dove i cittadini fanno anche una veglia.

Uno degli eventi più sentiti e antichi che si tiene a Orsara di Puglia è Fucacoste e cocce priatorije. La notte fra il 1° e il 2 novembre il borgo si accende con tantissimi falò (fucacoste). Secondo la tradizione, le anime del Purgatorio (cocce priatorje) si possono purificare per mezzo del fuoco dei fucacoste. Un elemento caratteristico dei falò è la presenza della ginestra. Questa arde velocemente e crea delle scintille, simbolo dell’incontro tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Oltre ai falò si intagliano le zucche, che assumono sembianze umane, e si pongono dei lumini al loro interno. Questi ultimi servono ai defunti per trovare la via del Paradiso.

Altri due eventi pagani che richiamano a Orsara di Puglia migliaia di visitatori ogni anno, sono l’Orsara Jazz e la Festa del Vino, rispettivamente a fine luglio e l’ultimo fine settimana di giugno.

I borghi dei Monti Dauni: Bovino

Continuiamo con questo itinerario tra i borghi dei Monti Dauni spostandoci a Bovino. In questa occasione non ho avuto modo di visitare il borgo, ma sono stato in un luogo unico nel suo genere a pochi chilometri di distanza. Si tratta de Lo Moleno d’acqua del ponte. Questo mulino ad acqua sorge nella parte bassa del Vallo di Bovino, lungo il fiume Cervaro, in una zona famosa un tempo per il brigantaggio, terminato con la costruzione della linea ferroviaria Napoli – Foggia. Si dice che chi attraversava il Vallo di Bovino facesse testamento prima del viaggio, perché i briganti erano soliti assalire i viandanti che passavano sulla Via Consolare che collegava Benevento a Brindisi. Dall’altra parte del fiume, oltrepassato l’antico ponte romano, si trova la Stazione di posta che fungeva da albergo per i viandanti.

Per fornire di cibo la stazione di posta, fu realizzato il mulino. Oggi si vede un edificio storico (la casa del mugnaio) dell’Ottocento. Sotto si trova il mulino più antico del Seicento. Non dobbiamo immaginare questo mulino ad acqua con una ruota verticale (come quello della Mulino Bianco, per intenderci). In questo caso, la ruota è orizzontale e il funzionamento è unico nel suo genere. Prevede una vasca di carico nella parte più alta della struttura, dove arriva l’acqua da una sorgente esterna. Sfruttando il dislivello, quando si apre la condotta, l’acqua colpisce le pale della ruota orizzontale. Il palmento inizia a girare, avviando il processo di macinatura. I palmenti sono realizzati in quarzite proveniente dalla Francia Settentrionale. Questa pietra è molto dura e non si scheggia. In questo modo non c’è rischio di trovare arenaria nei cereali.

Ancora funzionante, Lo Moleno d’acqua del ponte è gestito da 4 generazioni dalla famiglia Grasso ed è oggi un vero e proprio museo, dove sono esposti vari attrezzi da lavoro dell’epoca. È aperto ai turisti e alle scolaresche. Vi consiglio assolutamente di non perderlo se capitate a Bovino.

I borghi dei Monti Dauni: Troia

Passiamo a un altro borgo dei Monti Dauni. Eccoci a Troia. Questo borgo ha origini antichissime. Secondo alcuni ritrovamenti, sembrerebbe infatti che sia stato fondato prima delle guerre puniche. Al tempo dei Romani aveva il nome di Aika e iniziò a godere di un certo prestigio, perché da qui passava la Via Traiana. Ancora oggi, l’arteria pricipale del centro storico di Troia (Corso Regina Margherita) passa sull’antica strada romana. Data la sua posizione strategica, a ridosso della Via Francigena, nel Medioevo Troia è stata soggetta a varie dominazioni, tra cui quella saracena, bizantina, sveva, angioina e aragonese. Al tempo delle Crociate fu anche sede di 4 concili. Troia fu fedelissima ai Borboni fino alla fine, tanto che pose resistenza all’esercito piamontese durante il Risorgimento.

Cosa vedere a Troia

Il centro storico di Troia si sviluppa lungo Corso Regina Margherita, da dove partono una serie di viuzze e vicoli. Arrivando proprio dal corso, dove passava l’antica Via Traiana, si arriva all’imponente Concattedrale di Santa Maria Assunta. Appena si arriva alla piazzetta antistante la cattedrale, si può ammirare il monumento in tutta la sua bellezza.

La Concattedrale di Troia

La Concattedrale di Troia è famosa per il suo grande rosone romanico con undici raggi che simboleggiano i discepoli di Cristo meno il traditore Giuda. Ogni spicchio del rosone è decorato con motivi diversi, realizzati secondo la tecnica scultorea a traforo. Al di sopra del rosone si può ammirare un altro gioco di archi che crea altre zone decorate con diversi motivi. Nel livello inferiore si possono osservare una serie di archi ciechi e il portone bronzeo, diviso in 28 pannelli con bassorilievi.

Osservando i due lati della cattedrale, si può notare che per la costruzione sono state utilizzate due tipi di pietra, una più chiara e una più scusa tendente al verde. Inoltre, si possono individuare anche degli elementi arabeggianti, probabilmente appartenenti a un edificio precedente. Molto interessante è anche l’abside con degli archi ciechi e al centro la Finestra del Leoni. I due leoni tengono sotto i loro artigli un moro e una serpe, e simboleggiano lo schieramento guelfo di Troia contro l’Imperatore Federico II.

All’interno si presenta divisa in tre navate da dodici colonne, numero che ricorda gli Apostoli. Accanto alla prima colonna sulla destra, si trova una tredicesima colonna che non ha funzione strutturale e simboleggia Cristo. Da notare è il pulpito in pietra del XII secolo.

Altri luoghi da vedere a Troia

Il centro storico di Troia conserva moltissimi capolavori di arte medievale, tra edifici religiosi e civili. Si possono quindi ammirare diversi palazzi storici e chiese. Tra queste, la Chiesa di San Basilio richiede necessariamente una sosta, perché si tratta di una chiesa preromanica, quindi più antica della Concattedrale. Tra i musei, da non perdere sono il Museo Diocesano e quello del Tesoro della Cattedrale. In quest’ultimo sono custoditi tre Exultet, cioè rotoli di pergamena miniata del XI e XII secolo dal valore inestimabile.

I borghi dei Monti Dauni: Deliceto

Concludiamo questo itinerario tra i borghi dei Monti Dauni a Deliceto. Questo borgo di circa tremila abitanti si trova nella zona meridionale dei Monti Dauni. La sua fondazione è antichissima, ma è nel periodo normanno che Deliceto gode di un periodo di splendore. L’origine del nome è incerta. Secondo alcuni deriverebbe da ilex (elce in latino), pianta molto diffusa nei boschi circostanti. Altri sostengono la derivazione dall’espressione latina Deo licet (che piace a Dio).

Cosa vedere a Deliceto

Appena arrivato a Deliceto, nel piazzale antistante la Chiesa di Sant’Antonio, mi si è presentato davanti agli occhi il panorama sul paese, con il castello posto in cima all’altura, a protezione del borgo. Il giro a Deliceto è iniziato proprio dalla Chiesa di Sant’Antonio. In stile barocco, conserva al suo interno un prezioso organo a canne del 1775 e una statua lignea di Sant’Antonio. Affianco alla chiesa si trova il convento del XVI, con un bellissimo chiostro.

La passeggiata a Deliceto è continuata lungo Corso Regina Margherita, la strada principale del borgo, dove si trovano il Municipio e diverse chiese, tra cui la Chiesa Matrice dedicata al SS. Salvatore e la Chiesa di Sant’Anna e Morti. Quest’ultima sorge dove un tempo si trovava la Chiesa del Purgatorio. Nell’Ottocento, l’Arciconfraternita dei Morti volle una chiesa dedicata ai defunti ed è per questo che porta questo nome. All’interno è in stile barocco a una navata e si può visitare anche un museo. Degni di nota sono i portoni decorati con figure e motivi che rimandano al tema della morte.

Sapete che a Deliceto è nata la canzone Tu scendi dalle stelle? Ebbene sì, è stata composta da Sant’Alfonso Maria de’ Liguori presso il Convento di Santa Maria della Consolazione, a 5 chilometri da Deliceto.

Il Castello Normanno-Svevo di Deliceto

È senza dubbio il monumento principale di Deliceto. Il Castello Normanno-Svevo è situato in una posizione strategica che permette l’osservazione e la sorveglianza su tutto il Tavoliere delle Puglie, fino al Gargano. Costruito interamente con la pietra locale, il primo nucleo del castello risale all’età longobarda, ma è con i normanni che il esso inizia ad assumere le sembianze attuali. Oggi il castello si presenta con una pianta trapezoidale con tre torri. La torre più alta e di forma quadrata risale al periodo normanno, mentre le altre due sono risalenti a periodi precedenti.

Durante la visita avrete modo di vedere il grande cortile interno, parte degli interni, i sotterranei (dove è allestito un piccolo meseo). Inoltre, potrete camminare lungo i bastioni e salire in cima alla torre normanna, godendo di un panorama spettacolare sul borgo di Deliceto e su tutto il territorio circostante dei Monti Dauni e della Capitanata, fino al Gargano.

Passeggiate naturalistiche sui Monti Dauni

I Monti Dauni sono ricchi di boschi dove poter fare trekking. Io ho avuto la possibilità di fare due passeggiate competamente immerso nella natura. La prima al Bosco Acquara, nei pressi di Orsara di Puglia, e la seconda al Bosco Macchione, nel territorio di Deliceto.

Itinerario eno-gastronomico sui Monti Dauni

Il territorio dei Monti Dauni è molto legato alle sue tradizioni, anche in campo culinario. Se capitate da queste parti, avrete modo di provare la cucina tradizionale che viene tramandata da generazioni e preparata con ingredienti a chilometri zero.

Orsara di Puglia

Il regno di Peppe Zullo: Villa Jamele e Piano Paradiso

Se si parla di Monti Dauni e di Orsara di Puglia dal punto di vista eno-gastronomico, sicuramente sentirete parlare di Peppe Zullo, il cuoco contadino. Dopo averlo conosciuto di persona, posso dirvi che è l’esempio più grande di self-made man che abbia mai incontrato.

Io e i miei compagni di viaggio abbiamo avuto modo di trascorrere mezza giornata in sua compagnia. Ci ha raccontato la sua storia, dagli anni trascorsi negli Stati Uniti e in Messico, al ritorno nella sua terra natia, dove ha messo le radici del suo impero. Il tutto mentre ci mostrava con orgoglio una delle sue due tenute nei pressi di Orsara di Puglia, Villa Jamele. Nel suo “bosco e orto dei sapori perduti” coltiva di tutto, dall’aglio, alle cipolle, passando per le erbe aromatiche, agli alberi da frutto di qualsiasi qualità e specie. Ovviamente non può mancare la vigna da cui produce i suoi vini.

Questi ultimi li conserva nella sua famosa cantina, nell’altra tenuta Nuova Sala Paradiso, alle porte di Orsara di Puglia. A Piano Paradiso si trova anche il Ristorante Peppe Zullo, dove potrete assaporare la cucina dello chef. Oltre al ristorante, la tenuta è anche un luogo di villeggiatura, con mini-appartamenti molto confortevoli (dove ho soggiornato durante i miei giorni a Orsara).

Proprio sotto gli alloggi si trova la sua cantina, definita una cattedrale del vino. Si sviluppa come una galleria che segue la natura del terreno in cui scavata. Ai due lati della galleria si trovano vari spazi, tra cui una sala convegni da 70 posti, una sala degustazione e i magazzini. Ci si aspetterebbe da una cantina un posto in cui si vedono solo bottiglie di vino impolverate. E invece no. La Cantina del Paradiso di Peppe Zullo è concepita come una piccola galleria d’arte. Perché in fondo anche il vino, così come la cucina, è un’arte!

Forno a paglia dell’Associazione Pane e Salute

Un’eccellenza di Orsara di Puglia è l’antico forno a paglia dell’Associazione Pane e Salute. Il forno è operativo dal 1526 e da allora sforna il pane per gli abitanti del borgo. È un pane particolare, fatto con ingredienti selezionati (farine biologiche locali e lievito madre), secondo l’antica ricetta che si tramanda da generazioni. Il forno ha due comparti: il primo serve per la combustione della paglia, il secondo per la cottura delle pagnotte. Queste pesano circa 4 chili, sono caratterizzate da un colore ambrato, dato dalla combustione della paglia, e possono essere consumate in 10/15 giorni senza perdere la loro fragranza e morbidezza.

Cantina vinicola Il Tuccanese

Passiamo dal pane al vino. Un’altra eccellenza di Orsara di Puglia è il Tuccanese, un vitigno rosso autoctono della zona di Orsara e prodotto solo da pochi coltivatori. Se volete provarlo, potete andare a visitare la Cantina Il Tuccanese, proprio nel centro storico di Orsara di Puglia. È scavata nel tufo a una profondità di sei metri e qui sono conservate per l’invecchiamento le bottiglie di vino Tuccanese e Ripalonga, prodotte dall’azienda vinicola nata nel 1997.

Troia

Restiamo in tema di vini e trasferiamoci a Troia. Questo borgo è la casa indiscussa di un vitigno autoctono pugliese: il Nero di Troia. È caratterizzato da una bacca nera che conferisce al vino un colore rubino intenso tendente al nero. Se volete provare questo vino, potete recarvi alle Cantine ELDA, specializzate proprio nella produzione del Nero di Troia. Oltre a questa varietà di vino, ne troverete delle altre, perché l’azienda produce anche una selezione di vini IGP pugliesi.

Abbiamo parlato di pane e di vino, ma ancora non di dolci. Ecco, è arrivato il momento di farlo. Se vi trovate a Troia, non potete non assaggiare la passionata. È un dolce simile alla cassata siciliana (ma senza frutta candita), a base di ricotta e ricoperto di marzapane. La trovate aromatizzata in tantissimi gusti, tra cui pistacchio, liquore Strega, Nero di Troia, ecc. Potete assaggiarla ad esempio alla Pasticceria Casoli, a lato della Concattedrale di Troia.

Dove mangiare sui Monti Dauni

Vediamo adesso dove mangiare la cucina tipica dei Monti Dauni. Di seguito vi segnalo dei ristoranti e agriturismi che ho provato in prima persona.

Che dite? Non vale la pena fare un giro sui Monti Dauni?

Post scritto in collaborazione con Cooperativa Frequenze e Comune di Orsara di Puglia

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4 pensieri su “Itinerario tra i borghi dei Monti Dauni: una Puglia tutta da scoprire!

  1. Benedetta

    È un piacere leggerti e seguirti in questo percorso che scopro con te. La Puglia è una terra meravigliosa che riesce a sorprendermi sempre. Bella la storia di Peppe Zullo. Sono certa che ciò che ha realizzato mi piacerebbe tanto.

    1. Andrea

      Ciao Benedetta! Son contento che ti sia piaciuto il mio racconto. Se avrai l’occasione di andare in Puglia, considera anche un giretto sui Monti Dauni. Non te ne pentirai

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