Visita al campo di concentramento di Dachau

Quando ho scritto sul mio viaggio a Monaco di Baviera, ho accennato brevemente alla visita al Campo di Concentramento di Dachau. In quel post avevo scritto che ne avrei parlato più nel dettaglio in un altro articolo. Sono passati diversi mesi da quando ho scritto quelle parole e solo adesso sto affrontando l’argomento. Perché non l’ho fatto prima? In realtà, non so. Forse inconsciamente ho cercato di evitare l’argomento finché ho potuto. Affrontare il tema della Shoah è abbastanza delicato, così come difficile è rivivere quella mattinata di luglio in un luogo tanto nefasto. Sono trascorsi quasi 6 mesi e ancora non ho avuto il coraggio di rivedere le foto che ho scattato. Ovviamente adesso sarò “costretto” a farlo ai fini di questo post!

Storia del Campo di Concentramento di Dachau

Dachau prima della Guerra

Il Campo di Concentramento di Dachau fu aperto nel marzo del 1933 per volere di Heinrich Himmler. Realizzato dove sorgeva una fabbrica di munizioni in disuso a Dachau, il campo di concentramento doveva essere destinato alla detenzione e rieducazione dei prigionieri politici. Fu il primo ad essere realizzato e per questo Dachau è stato preso come modello per la costruzione e gestione di tutti gli altri campi di concentramento sorti successivamente (incluso Auschwitz).

Nei primi mesi di operatività, il Campo di Concentramento di Dachau mantenne tutto sommato un suo lato umano, diciamo così. I prigionieri politici venivano rieducati attraverso i lavori forzati, dati come punizione per la loro avversione al nazismo. A giugno del ’33 il controllo del campo di concentramento passò nelle mani delle SS. Questo fu il primo passo che portò alla trasformazione di Dachau da campo di concentramento di detenzione a luogo di sterminio.

Dal 1935 il numero dei prigionieri iniziò a crescere. Oltre ai dissidenti politici, il campo iniziò a essere luogo di detenzione anche per zingari, criminali, ebrei, omosessuali e Testimoni di Geova. Per questo motivo si iniziò a lavorare all’ampliamento del campo. Iniziò un periodo di transizione, in cui gli episodi di violenza e terrore perpretati nei confronti dei prigionieri diventavano sempre più frequenti.

Dachau durante la Guerra

Con l’occupazione della Polonia nel 1939, iniziò la Seconda Guerra Mondiale. Il numero di prigionieri nel Campo di Concentramento di Dachau crebbe, poiché iniziarono ad arrivare anche persone dagli Stati occupati dai nazisti. Hitler emanò le leggi sull’eutanasia, che legittimavano a uccidere i prigionieri che non fossero in condizioni di salute favorevoli ai lavori forzati. Nel 1940 il numero di decessi all’interno del campo divenne davvero alto e per questo motivo fu costruito il primo forno crematorio.

Dal 1942, il Campo di Concentramento di Dachau divenne una vera e propria macchina di morte. Proprio in quell’anno infatti fu necessaria la costruzione di un ulteriore forno crematorio. Realizzata di fronte al forno già esistente, la Baracke X fu dotata di una camera a gas e di una sala di cremazione con 4 forni. Sempre nel ’42, iniziarono anche una serie di sperimentazioni scientifiche, per le quali i prigionieri vennero utilizzati come cavie. Furono ad esempio studiati gli effetti sull’organismo umano collegati alla permanenza in alta quota e alla caduta da grandi altezze. Furono eseguiti esperimenti che prevedevano l’inoculazione in alcuni prigionieri di malattie come la malaria, il tetano, la tubercolosi. La lista delle sperimentazioni è tuttavia molto più lunga.

Le condizioni di vita all’interno del Campo di Concentramento di Dachau divennero sempre più dure, con baracche sovraffollate e focolai di epidemie di tifo che portarono alla morte di moltissimi deportati. Un campo progettato per “ospitare” circa 5.000/6.000 persone, dopo il 1942 non ebbe mai meno di 12.000 prigionieri. Il 29 aprile 1945, gli Americani riuscirono a entrare all’interno del Campo di Concentramento di Dachau.

Come arrivare a Dachau da Monaco

Se non si ha a disposizione un mezzo proprio, è possibile arrivare al Campo di Concentramento di Dachau da Monaco con i mezzi pubblici. Il modo più semplice è prendere la S-Bahn linea S2 in direzione Dachau/Petershausen. Si può prendere da diverse stazioni di Monaco di Baviera, ma ipotizzando che la prendiate dalla stazione centrale (Hauptbahnhof), il tempo di percorrenza è di circa 20 minuti.

Per andare da Monaco di Baviera a Dachau con la S-Bahn, dovrete acquistare il biglietto München XXL. In questo modo potrete viaggiare anche fuori dal centro di Monaco di Baviera e prendere con lo stesso biglietto l’autobus 726, che collega la stazione ferroviaria di Dachau e il Campo di Concentramento di Dachau. Nel caso abbiate l’abbonamento valido nell’Innenraum di Monaco, potete utilizzarlo entro i limiti territoriali di validità e acquistare solamente l’integrazione per raggiungere Dachau. Per maggiori informazioni su come funzionano i mezzi di trasporto di Monaco di Baviera, potete leggere l’articolo dedicato.

La visita del Campo di Concentramento di Dachau

L’autobus 726 ferma proprio davanti all’ingresso del Campo di Concentramento di Dachau. Sulla sinistra si trova il centro visitatori, dove è possibile utilizzare i servizi igienici, mangiare in una caffetteria, acquistare le audio-guide e unirsi ai tour con guida (disponibili in alcuni orari anche in italiano). L’ingresso al Campo di Concentramento di Dachau è gratuito.

L’ingresso al Campo di Concentramento di Dachau

Si cammina lungo un viale alberato e si arriva davanti alla Jourhaus. In questo edificio si trovavano gli uffici amministrativi e di comando ed era il luogo per le udienze disciplinari dei prigionieri. Ma qui soprattutto si trova l’unico accesso al Campo di Concentramento di Dachau. Sul cancello d’ingresso campeggia la scritta Arbeit macht frei. Come ho scritto su, il Campo di Concentramento di Dachau è stato usato come modello per tutti gli altri costruiti in seguito. La famosa scritta che troviamo all’ingresso di Auschwitz è una ripresa di questa di Dachau.

Il Wirtschatsgebaüde e il Bunker

Oltrepassando il cancello d’ingresso, sulla destra si trova l’edificio di manutenzione (Wirtschatsgebaüde), oggi utilizzato come area espositiva. Sul retro di questo edificio, si può visitare il Bunker. Si tratta di una prigione, dove i prigionieri erano costretti a stare fermi in piedi per molte ore in celle dalle dimensioni ridotte. Entrare dentro il Bunker significa camminare in un corridoio lunghissimo, poco illuminato e con decine e decine di celle.

Il Memoriale Internazionale

Davanti al Wirtschaftsgebaüde si trova una grande cortile, dove nei giorni bui del Campo di Concentramento di Dachau aveva luogo l’appello dei prigionieri ogni mattina e sera. Qui oggi si trova il Memoriale Internazionale, con al centro la scultura realizzata da Nandor Glid. Raffigura delle figure umane incastrate nel filo spinato, commemorando tutto i prigionieri che si sono gettati tra il filo spinato in preda alla disperazione. Al lato si trova un altro monumento con le ceneri di uno dei prigionieri, in memoria di tutti i reclusi bruciati nel forno crematorio. Alle spalle dell’urna, si legge la scritta “Mai più”, tradotta in yiddish, francese, tedesco, inglese e russo.

Le caserme dei prigionieri e i luoghi di culto

Proseguendo la visita, c’è la zona delle caserme. Qui vivevano i prigionieri. Le baracche originali sono state abbattute per motivi di sicurezza, dato che erano pericolanti. Come detto prima, il Campo di Concentramento di Dachau era stato progettato per ospitare 6.000 prigionieri al massimo. Il giorno della liberazione ne furono trovati 30.000, ma si sa che ci furono periodi in cui questo numero fu di gran lunga superato.

Al posto delle baracche (chiamiamole con il loro vero nome) originali si possono vedere una serie di pietre sul terreno che indicano l’esatta posizione e dimensioni di ciascuna di esse. Ne sono state ricostruite due, dove sono stati riprodotti fedelmente gli ambienti in diversi periodi di funzionamento del campo di concentramento.

Nel Campo di Concentramento di Dachau si trovano anche alcuni luoghi di culto. Sono tutti di costruzione successiva alla liberazione dei prigionieri e ciascuno rimanda ai diversi culti delle persone rinchiuse nel campo. Ricordiamoci infatti che non erano tutti ebrei!

La zona della Morte

Il titolo è un po’ forte, lo so. Ma è rimasta da descrivere l’ultima zona del Campo di Concentramento di Dachau. È la zona in cui l’angoscia raggiunge livelli massimi durante la visita del campo, dove quei criminali assassini non hanno avuto rispetto delle loro vittime neanche da morti.

Si oltrepassa un piccolo ponticello. Ci si ritrova davanti a due edifici, uno più piccolo e un altro molto più grande. Entrambi hanno due canne fumarie. Si capisce subito quale fosse la loro funzione. Non sono entrato nell’edificio più piccolo, ma so che all’interno avrei visto il primo forno crematorio costruito nel Campo di Concentramento di Dachau.

Sono entrato nell’edificio più grande, la famosa Baracke X. Qui si tocca con mano l’orrore del campo di concentrameto. Dopo un primo ambiente di ingresso, si accede al Brausebad (sala da doccia). Questo è l’eufemismo, figura retorica molto usata dal nazismo, per chiamare la camera a gas. L’ambiente è dotato di pesanti porte ermetiche e finti soffioni per l’acqua piantati sul soffitto. Secondo quanto si sa, la camera a gas non è stata mai messa in funzione…ma chi può saperlo! C’è chi sostiene che sia stata usata un paio di volte.

L’ambiente successivo è quello dei forni crematori. Ce ne sono ben 4 ed erano sempre in funzione, soprattutto nell’ultimo periodo di funzionamento del Campo di Concentramento di Dachau.

La mia esperienza al Campo di Concentramento di Dachau

La visita al Campo di Concentramento di Dachau è stata un’esperienza forte che ha provocato un mix di emozioni. Ho provato tristezza e angoscia nel sapere che stavo vedendo con i miei occhi un luogo dove migliaia di persone hanno perso la vita. La tristezza ha fatto spazio anche alla rabbia, perché mi chiedevo come caspita sia stato possibile che la scelleratezza umana sia arrivata a concepire un progetto di pulizia etnica del genere. Ho provato anche vergogna, come essere umano per gli orrori che sono stati fatti tra quelle recinzioni di filo spinato. Ma ho provato vergogna anche come italiano, perché siamo stati complici di tale barbaria. Togliamoci la maschera dell’ipocrisia che solitamente abbiamo. Non saremo stati gli esecutori materiali del genocidio, ma abbiamo contribuito, consegnando nelle mani dei carnefici migliaia di persone innocenti nostri connazionali.

Ultime considerazioni

Consiglio la visita al Campo di Concentramento di Dachau durante un viaggio a Monaco di Baviera? La risposta è sì. Ovviamente bisogna andarci con lo spirito giusto. Una visita al Campo di Concentramento di Dachau significa oltrepassare quella linea sottile che c’è tra la vacanza e il viaggio, inteso come esperienza di conoscenza. Bisogna andarci con la consapevolezza che non sarà un momento felice, che si farà i conti con un passato terribile, si toccherà con mano e si vedrà con i propri occhi ciò che si è sempre letto sui libri o guardato nei film o ducumentari in tv.

Altra cosa molto importante. Bisogna andare con la consapevolezza che in quel luogo hanno perso la vita migliaia di persone, a cui si deve portare rispetto (almeno adesso). Sarebbe bello non vedere più scene di persone a caccia del selfie perfetto all’interno della camera a gas. Vi assicuro che ho visto anche questo!

Ad ogni modo, credo che visitare il Campo di Concentramento di Dachau o altri luoghi della memoria sia un’esperienza da fare almeno una volta nella vita.

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